In Italia si vive più a lungo, ma l’invecchiamento non è uguale per tutti

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L’allungamento della durata media della vita è uno dei traguardi più significativi delle società moderne. Tuttavia, come evidenzia un recente studio promosso nell’ambito del programma Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, coordinato dall’Università di Firenze e finanziato dal PNRR, questo importante progresso demografico non si traduce automaticamente in un miglioramento uniforme della qualità della vita nelle fasi più avanzate dell’esistenza

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita che continua ad aumentare. Questo dato, spesso celebrato come un successo del progresso medico e sociale, nasconde però una realtà più complessa: non tutti invecchiano allo stesso modo. Le condizioni di salute, il benessere economico e la qualità della vita nella terza età variano in modo significativo in base al genere, al territorio e alla posizione sociale.

Comprendere queste disuguaglianze è fondamentale per affrontare una delle principali sfide demografiche del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione.


L’aumento della longevità in Italia: un quadro generale

L’Italia è tra i paesi più longevi al mondo: sempre più persone raggiungono e superano gli 80 anni di età. Tuttavia, l’esperienza di invecchiamento non è la stessa per tutti. Secondo l’analisi dei dati SHARELIFE (parte dello studio europeo SHARE – Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe), emergono forti disuguaglianze sociali, territoriali e di genere nella salute, nella partecipazione sociale e nelle opportunità economiche delle persone anziane.

La rilevazione, condotta su oltre 30.000 individui in 13 paesi europei, con un campione di circa 5.000 italiani over 50, considera diversi fattori chiave della vita: dal percorso educativo alle condizioni lavorative, dai rapporti familiari alla salute fisica e mentale. Questo approccio longitudinale permette di comprendere come le esperienze accumulate nel corso della vita influenzino le condizioni di benessere in età avanzata.

Accanto all’allungamento della vita, infatti, emerge un problema centrale: gli anni guadagnati non sono distribuiti equamente in termini di salute e autonomia. Alcune persone arrivano alla vecchiaia in buone condizioni fisiche e mentali, mentre altre sperimentano fragilità, malattie croniche e dipendenza dai servizi assistenziali.


Diseguaglianze sociali nell’invecchiamento

L’invecchiamento è fortemente influenzato dalle condizioni vissute lungo l’intero arco della vita. Livello di istruzione, tipo di occupazione, stabilità lavorativa e reddito incidono in modo determinante sul benessere in età avanzata.

Chi ha avuto carriere discontinue, lavori fisicamente usuranti o scarse tutele sociali tende ad arrivare alla terza età con peggiori condizioni di salute e minori risorse economiche. Al contrario, percorsi di vita più stabili e protetti favoriscono un invecchiamento più attivo e autonomo.

Queste differenze dimostrano che l’invecchiamento non è solo una questione biologica, ma anche profondamente sociale ed economica.


Differenze di genere: donne più longeve, ma più vulnerabili

Una delle principali evidenze dello studio riguarda le disuguaglianze di genere nella vita in età avanzata:

  • Le donne italiane vivono più a lungo rispetto agli uomini, ma spesso trascorrono una quota maggiore della loro vita in condizioni di salute compromesse.
  • La maggiore prevalenza di malattie croniche e le difficoltà nell’accesso a servizi e sostegni socio-sanitari comportano una maggiore dipendenza dall’assistenza e un minore benessere complessivo nelle fasi finali della vita.
  • Le interruzioni di carriera legate alle responsabilità di cura di familiari (spesso non retribuite) e la presenza di pensioni più basse rispetto agli uomini determinano maggiore vulnerabilità socio-economica per le donne nella terza età.

Queste dinamiche evidenziano che la longevità, da sola, non garantisce un invecchiamento attivo e di qualità; senza politiche adeguate di prevenzione, inclusione e sostegno sociale le disuguaglianze possono addirittura ampliarsi.


DIneguaglianze sociali e territoriali

Lo studio mostra anche come le condizioni socio-economiche e geografiche incidano profondamente sulla qualità dell’invecchiamento:

  • Chi vive in aree con servizi sanitari e sociali ben sviluppati gode di migliori condizioni di salute e autonomia.
  • Chi, invece, risiede in contesti con minori risorse di welfare affronta maggiori difficoltà nell’accesso alle cure, aumentando il rischio di isolamento, fragilità e dipendenza a lungo termine.

In questo senso, la longevità potrebbe rivelarsi un’ulteriore fonte di disparità se non accompagnata da politiche pubbliche integrate e mirate.


Le sfide per le politiche pubbliche sull’invecchiamento

L’aumento della popolazione anziana rende urgente una riflessione sulle politiche pubbliche per l’invecchiamento. Non è sufficiente intervenire solo nella fase finale della vita: servono strategie integrate che agiscano lungo tutto il ciclo di vita.

Tra le priorità emergono:

  • politiche di prevenzione sanitaria;
  • sostegno alla conciliazione tra lavoro e cura;
  • riduzione delle disuguaglianze economiche;
  • rafforzamento dei servizi territoriali.

Solo un approccio strutturato può garantire un invecchiamento più equo, sostenibile e dignitoso per l’intera popolazione.


L’Italia sta vivendo una trasformazione demografica profonda: si vive più a lungo, ma non tutti beneficiano allo stesso modo di questa conquista. Le disuguaglianze di genere, sociali e territoriali rischiano di amplificarsi se non affrontate con politiche mirate e lungimiranti.

La vera sfida non è soltanto aumentare la durata della vita, ma assicurare che gli anni guadagnati siano vissuti in buona salute, autonomia e benessere, riducendo le disuguaglianze che ancora oggi segnano l’esperienza dell’invecchiamento.

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