Nel contesto europeo, la partecipazione delle donne alle discipline digitali e tecnologiche continua a rappresentare una sfida centrale per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere. Nonostante i progressi degli ultimi anni, il digital gender gap rimane un fenomeno strutturale, che attraversa istruzione, mercato del lavoro e accesso ai ruoli decisionali.
Il Women in Digital (WiD) Index nasce proprio con l’obiettivo di misurare, in modo comparabile tra i Paesi europei, la presenza femminile lungo l’intero percorso digitale: dalla formazione di base fino alle posizioni di leadership nel settore ICT. Analizzare i dati relativi all’Italia consente di individuare punti di forza, criticità e aree di intervento per ridurre il divario di genere nel digitale.
La situazione italiana nel contesto europeo: confronti per ciascuna dimensione
📚 1. STEM Education (Formazione STEM)
Per quanto riguarda la formazione STEM, il Women in Digital Index evidenzia come l’Italia si collochi al di sotto della media europea. Il punteggio italiano si attesta infatti intorno a 48,5, mentre la media UE è pari a 53,9. Questo dato segnala una partecipazione femminile ancora limitata nelle discipline scientifiche e matematiche già nelle fasi iniziali del percorso educativo.
A livello europeo, alcuni Paesi mostrano performance decisamente più elevate. Svezia, Finlandia, Irlanda ed Estonia registrano punteggi molto alti, a dimostrazione di sistemi educativi più inclusivi e di una maggiore valorizzazione delle competenze STEM tra le ragazze. All’estremo opposto, Grecia e Romania presentano valori particolarmente bassi, ma l’Italia rimane comunque sotto la media dell’Unione.
Nel complesso, questi dati suggeriscono che il divario di genere nel digitale in Italia nasce già alla base del percorso formativo, rendendo più difficile l’accesso delle donne alle successive opportunità nel settore tecnologico.
💻 2. ICT Education (Formazione ICT)
La situazione appare ancora più critica se si guarda alla formazione ICT specialistica. In questa dimensione, la media europea è pari a circa 44,6, mentre l’Italia si ferma a 34,3, confermando un ritardo strutturale nella formazione avanzata delle donne nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Paesi come Estonia e Irlanda emergono come leader europei, con un’elevata percentuale di donne che conseguono titoli di studio ICT. Al contrario, Stati come Belgio e Malta mostrano punteggi bassi, ma grandi Paesi europei come la Francia registrano comunque risultati migliori rispetto all’Italia.
Questo divario indica che nel nostro Paese l’accesso delle donne ai percorsi ICT resta limitato, riducendo il bacino di competenze necessarie per colmare il gap di genere nel mercato del lavoro digitale.
💼 3. Digital Employment (Occupazione digitale)
Il ritardo nella formazione si riflette direttamente sull’occupazione digitale. Il punteggio italiano in questa dimensione è pari a 41,5, ben al di sotto della media UE di circa 54,6. Ciò evidenzia la difficoltà di trasformare le competenze digitali in reali opportunità professionali per le donne.
Paesi come Svezia ed Estonia mostrano una forte capacità di integrare le donne nei ruoli digitali, mentre anche Spagna, Francia e Austria registrano risultati significativamente migliori rispetto all’Italia. I dati DESI confermano questa tendenza: a livello europeo, solo il 19% degli specialisti ICT è donna, ma in alcuni Paesi dell’Est Europa, come Estonia e Romania, la quota sale fino al 27–28%.
In Italia, invece, la partecipazione femminile al mercato del lavoro digitale rimane tra le più basse, contribuendo ad ampliare il digital gender gap.
🧑💼 4. Leadership nel digitale
Un quadro leggermente più positivo emerge nella dimensione della leadership digitale. Con un punteggio di 52,3, l’Italia si colloca poco sotto la media europea (circa 53,3), mostrando una distanza meno marcata rispetto ad altre aree dell’indice.
Paesi come Belgio, Austria e Irlanda registrano tuttavia risultati molto più elevati, segnalando una maggiore presenza femminile in ruoli dirigenziali nel settore tecnologico. Anche Svezia e Finlandia mostrano una rappresentanza femminile più solida nelle posizioni senior.
Questo dato suggerisce che, una volta superate le barriere di accesso al settore ICT, le donne in Italia possono raggiungere ruoli di responsabilità, ma il numero complessivo rimane ancora limitato.
🌍 5. Enabling Environment (Ambiente abilitante)
La dimensione dell’ambiente abilitante rappresenta uno dei principali punti di debolezza per l’Italia. Il punteggio italiano si ferma a 41,0, contro una media europea di circa 54,5, evidenziando un contesto poco favorevole allo sviluppo delle competenze digitali femminili.
Paesi come Svezia e Finlandia beneficiano di politiche pubbliche, infrastrutture digitali e sistemi educativi più avanzati, mentre Grecia e Romania mostrano valori ancora più bassi. Tuttavia, l’Italia rimane tra i Paesi più indietro in Europa per quanto riguarda il supporto strutturale alla partecipazione delle donne nel digitale.
Confronto complessivo con l’Europa
Nel confronto europeo, l’Italia si colloca sistematicamente sotto la media UE in quasi tutte le dimensioni del Women in Digital Index. Le distanze risultano particolarmente ampie rispetto ai Paesi leader, come Svezia, Irlanda, Estonia e Finlandia, soprattutto in termini di formazione ICT, occupazione digitale e ambiente abilitante.
La leadership rappresenta l’unica dimensione in cui l’Italia si avvicina alla media europea, suggerendo che il problema principale non riguarda la capacità delle donne di assumere ruoli di responsabilità, ma l’accesso iniziale al settore digitale.
Conclusioni
I dati del Women in Digital Index restituiscono un quadro articolato del digital gender gap in Italia. Da un lato, emergono criticità evidenti nella formazione ICT e nell’occupazione digitale, che continuano a penalizzare la partecipazione femminile rispetto alla media europea. Dall’altro, una relativa tenuta nella leadership dimostra che, quando le barriere iniziali vengono superate, le donne possono raggiungere posizioni apicali anche nel settore tecnologico.
Resta però centrale il tema dell’ambiente abilitante, che in Italia non offre ancora condizioni sufficientemente favorevoli per sostenere un percorso digitale inclusivo. Rafforzare l’educazione digitale femminile, incentivare l’accesso al mercato del lavoro ICT e promuovere politiche strutturali di inclusione sono passaggi fondamentali per ridurre il gap di genere nel digitale e allineare l’Italia agli standard europei.