Promoting Gender Equality: come la ricerca finanziata dall’UE sta cambiando le istituzioni

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La parità di genere è uno dei valori fondanti dell’Unione Europea, riflesso non solo nelle politiche sociali e del lavoro, ma anche nelle strategie di ricerca e innovazione. Recentemente la Commissione Europea ha pubblicato il report Promoting gender equality and institutional changes through EU-funded research, che offre un’analisi approfondita di come progetti finanziati dall’UE abbiano contribuito a promuovere l’uguaglianza di genere e a stimolare cambiamenti istituzionali nell’ambito della ricerca e dell’innovazione.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, le disuguaglianze di genere nel settore della ricerca continuano a essere presenti.

Il report sottolinea come persistano ancora diverse barriere strutturali, tra cui il gender pay gap nelle carriere accademiche, la sottorappresentazione delle donne nei ruoli di leadership, la difficoltà di conciliazione tra lavoro e responsabilità di cura ed episodi di discriminazione e molestie di genere

Questi elementi non solo limitano le opportunità individuali, ma riducono anche il potenziale innovativo delle istituzioni scientifiche europee.


📊 Cosa analizza il report

Il report prende in esame 23 progetti finanziati dall’UE nell’ambito dei programmi di ricerca e innovazione, mettendo in luce i risultati più significativi, gli strumenti sviluppati e le iniziative più efficaci per avanzare l’uguaglianza di genere. Viene inoltre evidenziato quali siano le principali sfide ancora aperte per raggiungere una piena parità di opportunità nelle carriere accademiche e scientifiche.

Tra le barriere più persistenti ci sono, come già menzionato:

  • il divario retributivo di genere,
  • le difficoltà nel bilanciare lavoro e responsabilità di cura,
  • e casi di violenza e discriminazione basate sul genere che continuano a influenzare negativamente le carriere delle ricercatrici.

📌 Esempi di progetti e azioni chiave

Uno degli aspetti più significativi del report “Promoting gender equality and institutional changes through EU-funded research” è che non si limita a descrivere il problema del gender gap, ma mostra come diversi progetti europei abbiano già prodotto risultati concreti.

L’Unione Europea, attraverso i finanziamenti alla ricerca, ha infatti sostenuto iniziative capaci di trasformare le istituzioni dall’interno, introducendo nuove politiche, strumenti e pratiche replicabili.

Questi esempi dimostrano che la parità di genere non è un obiettivo astratto, ma un processo reale che può essere costruito attraverso interventi mirati.

Un esempio particolarmente positivo è il progetto MindTheGEPs, che ha lavorato per rafforzare l’efficacia dei Gender Equality Plans nelle istituzioni accademiche e scientifiche.

L’idea centrale è che i GEP non debbano essere semplici documenti formali, ma strumenti operativi capaci di incidere davvero sulla vita lavorativa delle persone.

Tra le azioni promosse troviamo:

  • misure per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata
  • servizi di supporto alla genitorialità e alla cura
  • formazione per riconoscere stereotipi e bias nei processi decisionali
  • strategie per aumentare la presenza femminile nei ruoli di leadership

Il valore aggiunto di MindTheGEPs è stato proprio quello di collegare la parità di genere alla sostenibilità istituzionale e al benessere organizzativo, mostrando che un ambiente più equo è anche un ambiente più produttivo e innovativo.

Un altro caso rilevante è il progetto ATHENA, che si è concentrato su un problema molto diffuso nel mondo universitario: le barriere strutturali che ostacolano la progressione di carriera delle donne.

Spesso, infatti, la discriminazione non è esplicita, ma si manifesta attraverso meccanismi sottili, come:

  • criteri di valutazione non trasparenti
  • reti informali di potere prevalentemente maschili
  • stereotipi sulla leadership femminile
  • difficoltà di accesso alle posizioni apicali

ATHENA ha lavorato per rendere i sistemi di reclutamento più equi e per introdurre politiche istituzionali capaci di ridurre queste disuguaglianze.

Un risultato importante è stato il rafforzamento della consapevolezza interna: molte istituzioni hanno iniziato a riconoscere che il problema non riguarda le singole donne, ma le strutture che regolano le opportunità.

Il report evidenzia anche come diversi progetti finanziati dall’UE abbiano affrontato un tema fondamentale: la prevenzione di molestie e violenza di genere nel mondo della ricerca. Questo è un punto cruciale, perché un ambiente lavorativo non sicuro o discriminante spinge molte donne ad abbandonare la carriera scientifica.

I temi della ricerca

Un altro ambito di successo riguarda le politiche per promuovere la leadership femminile. Molti progetti hanno mostrato che, quando le donne accedono a posizioni decisionali, le istituzioni diventano più aperte, collaborative e innovative.

Le buone pratiche includono programmi di mentoring e coaching, reti di supporto tra ricercatrici, incentivi per una governance più equilibrata e un’accurata revisione dei criteri di selezione per ruoli apicali

L’obiettivo non è favorire una “quota simbolica”, ma creare un cambiamento culturale stabile, in cui la leadership femminile sia riconosciuta come risorsa strategica.

Un contributo fondamentale dei progetti europei è anche l’integrazione del genere nei contenuti della ricerca. Questo significa chiedersi:

  • i risultati scientifici tengono conto delle differenze di genere?
  • la medicina è progettata su campioni maschili o inclusivi?
  • la tecnologia riproduce stereotipi?

Incorporare questa prospettiva migliora la qualità della scienza e rende i risultati più utili per tutta la società.

La Commissione Europea sottolinea infatti che l’uguaglianza di genere non è solo un obiettivo sociale, ma un fattore di eccellenza scientifica.


📍 Il ruolo dei Gender Equality Plans (GEP)

Un elemento centrale del percorso verso l’uguaglianza di genere è l’adozione dei Gender Equality Plans (GEP). Si tratta di piani strategici che le istituzioni devono implementare per:

  • aumentare le opportunità di carriera per le donne,
  • eliminare stereotipi e bias nei processi di reclutamento,
  • migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Dal 2022, per poter accedere a finanziamenti di programmi come Horizon Europe, università, enti di ricerca e soggetti pubblici devono avere in atto un GEP — una misura pensata per garantire che l’uguaglianza di genere diventi parte integrante della cultura organizzativa e delle procedure istituzionali.


📊 Risultati e impatti osservati

Il report evidenzia come l’integrazione di pratiche di genere nelle strategie di ricerca porti a benefici concreti:

✔️ maggiore inclusività nei processi di reclutamento e avanzamento di carriera
✔️ crescita della presenza femminile nei ruoli di responsabilità
✔️ strumenti e metodologie replicabili a livello istituzionale
✔️ miglioramento delle condizioni organizzative per chi ha responsabilità di cura

Tuttavia, la realizzazione di cambiamenti strutturali è ancora incompleta in molte istituzioni, e il report sottolinea la necessità di:

  • un monitoraggio più sistematico dei progressi,
  • un’analisi delle migliori pratiche,
  • un’estensione delle politiche di genere anche ad altri ambiti di discriminazione (intersezionalità).

🌍 Perché è importante questo approccio

Promuovere la parità di genere nella ricerca non è solo una questione di equità sociale, ma è legato anche alla qualità della ricerca stessa. Organizzazioni più inclusive tendono a essere più innovative, attrarre talenti diversificati e produrre risultati più robusti dal punto di vista scientifico e sociale.

Inoltre, affrontare la parità di genere a livello istituzionale aiuta a smantellare barriere culturali che da decenni limitano l’accesso e la carriera delle donne nelle scienze, nella tecnologia, nell’ingegneria e in altri settori accademici e professionali.

Il report Promoting gender equality and institutional changes through EU-funded research mostra chiaramente che, pur essendo stati fatti progressi importanti grazie ai progetti finanziati dall’UE, la strada verso la parità di genere nella ricerca è ancora lunga. La chiave per un cambiamento duraturo risiede nelle trasformazioni istituzionali: piani strategici, cultura organizzativa inclusiva, strumenti concreti e monitoraggio continuo.

Questa iniziativa rappresenta un esempio significativo di come la ricerca europea non solo generi nuove conoscenze, ma possa anche promuovere equità, modernizzazione e inclusione nelle istituzioni che producono scienza e innovazione.

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