Leadership femminile in Europa: i progressi raggiunti e le sfide ancora aperte

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In occasione della European Gender Equality Week, in programma dal 3 all’8 novembre 2026, il Parlamento europeo richiama l’attenzione sull’importanza della partecipazione delle donne ai processi decisionali e sulla necessità di promuovere una leadership più equa e rappresentativa. Un tema che riguarda non soltanto la parità di opportunità, ma anche la qualità della democrazia, del mercato del lavoro e delle istituzioni europee.

A offrire un quadro aggiornato della situazione è il briefing Driving Progress Through Women’s Leadership, pubblicato dal Policy Department for Citizens, Equality and Culture del Parlamento europeo, su richiesta della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM). Il documento analizza i progressi compiuti, le barriere che continuano a limitare l’accesso delle donne alle posizioni di responsabilità e le politiche necessarie per favorire una partecipazione più equilibrata.

Il quadro che emerge è caratterizzato da risultati significativi, ma anche da disuguaglianze persistenti: le donne sono sempre più presenti nella vita professionale, politica e pubblica, ma continuano a essere sottorappresentate nei luoghi in cui si concentra il potere decisionale.

Il briefing completo è disponibile sul sito del Parlamento europeo:
Driving Progress Through Women’s Leadership – European Parliament

I numeri della rappresentanza femminile in Europa

I dati riportati nel briefing mostrano chiaramente quanto il percorso verso la parità sia ancora incompleto. Nell’Unione europea, le donne rappresentano il 31,9% dei membri dei parlamenti nazionali, circa il 34,5% dei consiglieri comunali e il 35,7% dei componenti delle assemblee regionali. Nonostante una presenza ormai consolidata nella vita politica, la rappresentanza femminile rimane quindi inferiore a quella maschile a tutti i livelli istituzionali considerati.

Una situazione analoga si registra nel mondo delle imprese. Nel 2024, le donne occupavano il 35,2% delle posizioni manageriali nell’UE. Il dato è leggermente più incoraggiante tra le generazioni più giovani: nella fascia dei manager tra i 15 e i 39 anni, la quota femminile raggiunge il 39%. Questo elemento suggerisce un progressivo rafforzamento della presenza delle donne nei percorsi professionali che conducono alla leadership, ma non è ancora sufficiente a garantire un equilibrio effettivo nei ruoli di vertice.

Il confronto con altri settori professionali è particolarmente interessante. Le donne costituiscono infatti il 53% dei medici nell’Unione europea e, nel 2025, rappresentavano il 52,5% degli 81,6 milioni di persone occupate nei settori della scienza e della tecnologia. Si tratta di dati che dimostrano una partecipazione femminile significativa, in alcuni casi maggioritaria, in ambiti altamente qualificati.

Il divario tra questi risultati e la minore presenza nelle posizioni manageriali evidenzia una questione fondamentale: l’accesso al mondo del lavoro e il possesso delle competenze non si traducono automaticamente in pari opportunità di carriera. La sfida consiste nel garantire che le donne possano avanzare professionalmente e partecipare effettivamente alle decisioni strategiche.

Le barriere che ostacolano l’accesso alla leadership

Per spiegare la persistente sottorappresentazione femminile, il briefing richiama alcuni fenomeni che caratterizzano i percorsi professionali delle donne. Tra questi, il sticky floor descrive la concentrazione femminile nei lavori meno retribuiti e con minori possibilità di avanzamento; il leaky pipeline indica invece la progressiva diminuzione della presenza delle donne lungo il percorso di carriera. Il più noto glass ceiling, o soffitto di cristallo, identifica le barriere invisibili che impediscono di raggiungere le posizioni più elevate, anche in presenza di competenze adeguate.

A questi si aggiungono il glass cliff, che descrive la tendenza ad affidare alle donne ruoli di leadership soprattutto in situazioni di crisi, il double bind, ovvero le aspettative contraddittorie con cui vengono giudicate le donne leader, e il tokenism, la presenza femminile puramente simbolica, senza un’effettiva influenza sulle decisioni.

Alla base di queste dinamiche vi sono anche stereotipi e pregiudizi culturali. Un dato significativo riportato dal documento evidenzia che il 44% dei cittadini dell’UE ritiene che il ruolo più importante di una donna sia occuparsi della casa e della famiglia. Una simile percezione contribuisce a consolidare una divisione tradizionale dei ruoli e può influenzare le aspettative nei confronti delle donne anche in ambito professionale. Il briefing richiama, in questo senso, il cosiddetto effetto think manager – think male, ossia la tendenza ad associare la leadership più facilmente agli uomini e a caratteristiche considerate tradizionalmente maschili.

Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalle molestie e dalla violenza di genere. Il 30,8% delle donne che hanno lavorato nell’Unione europea dichiara di aver subito molestie sessuali almeno una volta. Queste esperienze possono compromettere la sicurezza e il benessere sul luogo di lavoro, condizionare le scelte professionali e rendere più difficile la permanenza in determinati ambienti.

Il fenomeno assume nuove dimensioni anche nello spazio digitale: minacce, campagne diffamatorie e attacchi alla reputazione colpiscono in particolare le donne impegnate nella vita politica e pubblica, rischiando di limitarne la visibilità e la partecipazione. Infine, il documento sottolinea come l’accesso più limitato a reti professionali, mentoring e sponsorship possa ridurre le opportunità di crescita e avanzamento.

Le politiche europee per ridurre il divario

Per affrontare queste disuguaglianze, l’Unione europea ha sviluppato nel tempo un quadro normativo e strategico che riconosce la parità di genere come principio fondamentale. Tra gli interventi più rilevanti figura la direttiva Women on Boards (UE 2022/2381), che stabilisce l’obiettivo di raggiungere entro il 30 giugno 2026 almeno il 40% di amministratori non esecutivi del sesso sottorappresentato, oppure il 33% considerando tutti i posti nei consigli di amministrazione delle società quotate.

Un altro strumento importante è la direttiva 2023/970 sulla trasparenza retributiva, volta a rafforzare il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Il tema resta centrale: nel 2024 il divario retributivo orario di genere nell’UE era pari all’11,1%. Una differenza che richiama l’attenzione non soltanto sulle retribuzioni, ma anche sulle diverse opportunità di carriera e sulla concentrazione delle donne in settori e ruoli meno remunerati.

Il briefing richiama inoltre la Gender Equality Strategy 2026–2030 e la Roadmap for Women’s Rights del 2025, insieme alle iniziative europee per contrastare la violenza di genere, promuovere la conciliazione tra vita professionale e familiare e sostenere le donne nei percorsi imprenditoriali e professionali.

Tra le attività recenti del Parlamento europeo si segnalano anche la revisione dell’Atto elettorale europeo, approvata nel 2026, che consente alle eurodeputate di delegare temporaneamente il proprio voto durante la gravidanza e dopo il parto, e le iniziative dedicate alla riduzione dei divari retributivi e pensionistici, alla leadership femminile nello sport e all’imprenditoria nelle aree rurali. Il Parlamento ha inoltre richiamato l’importanza di una maggiore partecipazione delle donne nei settori della pace, della sicurezza, della difesa e della ricerca medica.

Una leadership più inclusiva per il futuro dell’Europa

Il messaggio centrale del briefing è che aumentare il numero di donne nelle posizioni di responsabilità è necessario, ma non sufficiente. Occorre intervenire sulle condizioni che determinano l’accesso alle opportunità, contrastare gli stereotipi, garantire ambienti di lavoro sicuri e inclusivi e favorire l’accesso alle reti professionali e ai percorsi di crescita.

I dati mostrano che le competenze e la partecipazione femminile sono già una componente essenziale della società europea. La sfida è fare in modo che questa presenza si traduca anche in una rappresentanza equilibrata nei luoghi in cui vengono assunte le decisioni.

La European Gender Equality Week rappresenta quindi un’occasione per rinnovare l’impegno delle istituzioni europee e degli Stati membri verso una parità sostanziale. Una leadership più equilibrata non è soltanto una questione di rappresentanza, ma una condizione importante per costruire istituzioni, imprese e società più inclusive, capaci di valorizzare pienamente talenti, competenze e prospettive differenti.

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